venerdì 3 febbraio 2012

Catania, l'arte di Camarilla rende omaggio a Sant'Agata

Dal 3 al 5 febbraio, dalle 10 alle 19, Marella Ferrera ospita nel suo MF Museum&Fashion, di via Museo Biscari a Catania, "Omaggio a Sant’Agata", opera unica di Luigi Camarilla, eclettico artista, siracusano di nascita ma milanese d’adozione, impegnato in una ricerca espressiva sull’antropologia del Mediterraneo e che ama utilizzare materiali riciclati.

Luigi Camarilla - "Per passione ricevuta"
Così, questo "Omaggio a Sant’Agata", è stato realizzato mettendo insieme alluminio e legno di barca, e, come sottolinea lo stesso artista, reinterpretando la tradizione iconografica della devozione popolare: “Sacro e profano – spiega Camarilla - si fondono in un trionfo di minnuzze che costellano l’ex voto centrale e incorniciano la superficie lignea”.

L’opera è, tecnicamente, un retablo, una pala d’altare lignea “tipica della tradizione cattolica ispanica”, omaggio a quanto di spagnolo c’è nella terza festa della cristianità per partecipazione popolare, quella di Sant’Agata, appunto. Ma è anche un ex voto, un pegno, una dimostrazione del totalizzante legame, della passione che, a Catania, intreccia Patrona e devoti.

“La scritta per Passione ricevuta – conferma Camarilla - ricorre in altre opere, ed esprime il concetto di una grazia immateriale: in questo caso la Passione si riferisce alla pienezza della fede ricevuta che conduce la Santa ad affrontare il martirio”.

“Nell’opera – aggiunge Marella Ferrera - si coagulano tutti i complessi sentimenti che si agitano nella festa catanese: il fercolo, la tradizione, l’identità. E soprattutto quei quei seni algidi, ridondanti, simbolo del sacrificio estremo per difendere la purezza del proprio amore per il Divino. Ma pronti anche a mutarsi in dolci golosi, paradisiaci. In questo l’opera diventa, letteralmente, icona in attesa di una piccola lampada ad olio, a rischiarare il buio della notte. Icona come quelle che nel periodo natalizio venivano ricoperte di verdi tralci d’arancio con i frutti attaccati e dolciumi: ti calasti ‘na ‘cona, si diceva, tanto apparivano ricche, simbolo di quell’abbondanza che si chiedeva alla divinità”.

L’ingresso al Museo è gratuito.

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